| Editoriale: Disastri e guerre, per il nostro Paese è arrivato il momento di riflettere sul serio e di invertire la rotta |
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| Scritto da Emanuele Perugini |
| Lunedì 21 Marzo 2011 18:34 |
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Roma - Disastri naturali e guerre. Guerra di Libia e terremoto del Giappone. Tsunami e terremoti da un lato, petrolio, gas e nucleare dall'altro. Sembrano argomenti diversi, lontani tra loro, eppure così vicini nella cronaca e nella storia che si sta scrivendo in questi giorni. Una storia che ha già scelto i nomi destinati ad essere stampati sulle pagine dei manuali: quelli di Muammar Gheddafi e di Fukushima. Entrambi sono legati a episodi destinati a cambiare profondamente il nostro futuro e il modo con il quale siamo abituati a pensare al domani e, perchè no, anche al dopodomani. Dietro a questi due nomi c'è infatti una chiave di lettura - che è quella dell'approvviggionamento energetico - alla quale abbiamo il dovere di dare una interpretazione coerente. Se infatti fino a ieri le certezze granitiche delle nostre politiche energetiche si fondavano da un lato sugli assi delle alleanze con la Libia e con la Russia, e dall'altro con lo sviluppo di un nuovo parco nucleare, ora siamo costretti a rimettere tutto in gioco. Il tavolo è saltato. A farlo saltare ha pensato lo tsunami in Giappone che ha letteralmente travolto il piano nucleare del nostro paese (e non solo da noi) e quel maremoto politico causato in tutto il Maghreb dalle rivolte popolari. Più che davanti ad un bivio siamo di fronte a una scelta obbligata. La scelta della razionalità anzi, meglio, della razionalizzazione delle energie e dei consumi. Non possiamo infatti pensare di costruire centrali nucleari per alimentare d'estate con il caldo milioni di inutili condizionatori d'aria. Nè possiamo continuare a bruciare ogni giorno sulle nostre strade miliardi di litri di petrolio nel traffico che paralizza le nostre città. Dobbiamo ripensare del tutto il nostro modo di crescere, di svilupparci, di saper costruire un futuro durevole per le generazioni che verranno. La pianificazione del territorio è il primo passo che deve essere affrontato. Le nostre città sono fuori dal senso della storia. Si costruisce senza risparmio del territorio e senza criterio per la fruibilità della stessa città. Il traffico è un ostacolo alla vita urbana e al tempo stesso la città cresce per sviluppare ancora più il traffico. E' un paradosso che dobbiamo saper affrontare e risolvere. La seconda questione da affrontare è quella di capire e di definire cosa vogliamo fare del nostro paese, della sua economia e del suo tessuto produttivo. Se anche la Fiat decide di andarsene, perchè dovremmo pensare ad un sistema energetico così potente da dover richiedere otto centrali nucleari? a chi servirebbero? per chi produrrebbero tutta quella energia? Quale sarebbe il beneficio davatti a un rischio così alto come quello che Fukushima ha messo davanti ai nostri occhi? Terzo punto che dobbiamo cominciare finalmente ad affrontare è quello dell'immenso patrimonio di conoscenze e di sapere che possediamo e che non riusciamo a valorizzare e a portare a frutto. Scienziati, ingegneri, studiosi ricercatori, studenti, sono sistematicamente esclusi dal dibattito politico ed economico che investe le scelte del nostro paese. Il loro è un ruolo del tutto subaltyerno ad un potere economico che, per come è strutturato, non sa nemmeno cosa farsene. E' arrivato il momento di ribaltare questa situazione e di cominciare a costruire un futuro durevole basato sulle conoscienze, sui saperi e sulla qualià.
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| Ultimo aggiornamento Lunedì 21 Marzo 2011 19:50 |







