Il Lazio è la regione italiana con più comuni a rischio arsenico nell’acqua PDF Stampa E-mail
Scritto da Associazione Geologi   
Mercoledì 14 Dicembre 2011 12:40

Roma - Oltre 800mila utenti sono coinvolti dalla presenza di arsenico nei propri rubinetti.

Tra dicembre 2010 e febbraio 2011, l'Italia ha chiesto all’Europa nuove deroghe per alcune forniture di acqua nelle regioni Campania, Lazio, Lombardia, Toscana e Trentino Alto-Adige.

L’Unione Europea il 22 marzo 2011 ha stabilito che valori di arsenico compresi tra 10 microgrammi/litro (l'effettivo limite di legge) e 20 microgrammi/litro sono accettabili per un periodo di tempo limitato senza rischi per la salute umana, ma che bisogna adottare specifiche misure per la protezione di neonati e bambini fino ai 3 anni di età.

 

 

L’unione Europea ha anche stilato un lungo elenco dei comuni italiani dove i valori massimi consentiti (10 microgrammi per litro) sono stati superati e non ha concesso nessuna deroga, con il risultato che in tali comuni l’acqua non dovrebbe essere più utilizzata né per bere nè per cucinare.

Il Lazio quindi è la regione più colpita e quella con la più alta concentrazione di Arsenico, di seguito, provincia per provincia, tutti i comuni laziali colpiti dove i limiti riscontrati sono superiori a 50 microgrammi di Arsenico per litro d’acqua .

Provincia di Latina: Aprilia, Cisterna di Latina, Cori, Latina, Pontinia, Priverno, Sabaudia, Sermoneta e Sezze.

Provincia di Roma: Albano Laziale, Ardea, Ariccia, Genzano di Roma, Lanuvio, Lariano, Velletri, Castel Gandolfo, Ciampino, Castelnuovo di Porto, Trevignano Romano, Tolfa, Bracciano, Sacrofano, Formello, Civitavecchia, Santa Marinella, Anzio, Nettuno, Campagnano di Roma, Magliano Romano e Mazzano Romano.

Provincia di Viterbo: Acquapendente, Arlena di Castro, Bagnoregio, Barbarano Romano, Bassano in Teverina, Bassano Romano, Blera, Bolsena, Bomarzo, Calcata,  Canepina, Canino, Capodimonte, Capranica, Caprarola, Carbognano, Castel Sant’Elia, Castiglione in Teverina, Celleno, Cellere, Civita Castellana, Civitella d’Agliano, Corchiano, Fabrica di Roma, Faleria, Farnese, Gallese, Gradoli, Graffignano, Grotte di Castro, Ischia di Castro, Latera, Lubriano, Marta, Montalto di Castro, Monte Romano, Montefiascone, Monterosi, Nepi, Onano, Orlolo Romano, Orte, Piansano, Proceno, Ronciglione, San Lorenzo Nuovo, Soriano nel Cimino, Sutri, Tarquinia, Tessennano, Tuscania, Valentano, Vallerano, Vasanello, Vejano, Vetralla, Vignanello, Villa San Giovanni in Tuscia, Viterbo e Vitorchiano.

Di questo parlerà la Aldo palombo della regione Lazio il 14 dicembre prossimo presso l’Aula Magna, Giorgio Mazzini dell’Istituto Superiore Antincendio dei Vigili del Fuoco in occasione del Ventennale dell’Ordine dei Geologi del Lazio (1991 – 2011) in cui specialisti della materia si riuniranno per parlare dei rischi del Lazio. Un focus che vuole analizzare criticità ed approfondire un argomento ancora troppo poco conosciuto alla maggioranza della popolazione, in particolare da quella sottoposta al quotidianamente al rischio arsenico, all’interno di una giornata di lavoro coordinata tra gli altri dal Presidente dell’Ordine dei Geologi del Lazio, Roberto Troncarelli.

I comuni coinvolti nel Lazio sono numerosi e abbraciano tutte le province della regione ad esclusione di quella di Frosinone. I comuni più numerosi sono quelli della provincia di Viterbo.

La sentenza dell’Europa ha fatto quindi chiarezza sul limite massimo di arsenico che può essere tollerato , solo per un periodo limitato di tempo, nelle acque destinate al consumo umano.

L’arsenico è un elemento non essenziale all’organismo umano e, a elevate esposizioni attraverso la dieta e l’aria, può causare tumori della pelle e degli organi interni.

Un problema da troppo tempo sottovalutato, tanto che in alcuni è stato vietato l’uso dell’acqua a circa un migliaio di abitanti.

Di fatto il “no” dell’Unione Europea a nuove deroghe all’innalzamento dei limiti chiesti dall’Italia sulla concentrazione di arsenico nelle acque a uso alimentare ha di fatto inaugurata una vera e propria corsa contro il tempo per evitare inevitabili ordinanze comunali che inibiscono l’uso privato dell’acqua pubblica che sgorga dai rubinetti: ordinanze richieste da Bruxelles (28 ottobre), che potrebbero proibire l’uso potabile dell'acqua.

Nel Lazio sono quindi 91 i comuni da bollino rosso che potrebbero adottare misure drastiche nei confronti dell’acqua pubblica. Unica consolazione della quasi totalità delle amministrazioni laziali è che le cause della presenza dell’arsenico sono di origine naturale, come nel caso dei Castelli Romani e del Viterbese.

La UE è però inflessibile considerato anche che valori come 20, 30, 40 e 50 microgrammi, riscontrati in alcuni comuni, sono altamente pericolosi per la salute, in particolare quella dei bambini e degli adulti.

Fondamentale ancora una volta risulta quindi esseere la figura del geologo che attraverso le sue specificità potrebbe riuscire ad essere utile alla risoluzione di un problema che coinvolge quasi un milione di persone nel Lazio.

 

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