Rischio geochimico subdolo nei suoli e nelle acque PDF Stampa E-mail
Scritto da Annibale Mottana   
Venerdì 22 Giugno 2012 17:35

Roma - Esiste, secondo Annibale Mottana, dell'Accademia dei Lincei, in Italia un’altra forma di rischio in atto che per il momento è ancora piu' misconosciuta: ''e' il rischio geochimico, che e' una forma generalizzata di rischio analogo al rischio minerario e che richiederà grande attenzione in futuro, soprattutto da parte degli amministratori e dei politici ''.L’area vulcanica romano-campana (dalla Toscana meridionale al Vesuvio)  - spiega nalla sua relazione sui rischi sanitari e sociali della Geologia italiana - e' famosa in tutto il mondo per l’eccezionalità delle sue lave, per la rarità dei suoi minerali e per la feracità delle sue coltivazioni agricole. La recente introduzione di valori-limite per il rischio geochimico più bassi del passato, in particolare per la concentrazione d’arsenico nelle acque potabili, l’ha portata all'attenzione di tutti.

Ma, oltre all’arsenico, altri elementi tossici sono lì appena al di sopra dei valori di soglia di rischio o stanno per diventarlo, se viene ancora abbassata la normativa europea. Che accadrà quando le prescrizioni comunitarie, finora non osservate oppure aggirate grazie a compiacenti deroghe, chiuderanno vaste aree agli abitanti? Ci sarà una rivolta, e sarà motivata perché i predecessori degli abitanti attuali sono insediati qui da 3000 anni e in questo periodo non solo non sono stati debilitati dalla contaminazione geochimica “naturale”, ma anzi hanno potuto sviluppare una civiltà che si è diffusa in tutta Europa e nel mondo. Non è, quindi, il caso di domandarsi che reale ragione d’essere hanno quei valori di soglia che, se applicati, proibirebbero l’uso non solo delle acque, ma anche dei terreni? Tutti i terreni e per vari scopi tutti economicamente rilevanti: agricolo, anzitutto, perché l’elemento pericoloso può essere assorbito dalle coltivazioni, e anche insediativo, civile e industriale, allo scopo di salvaguardare la salute delle popolazioni!''. I valori europei di soglia massima attualmente in vigore sono, secondo Mottana '' assolutamente arbitrari – derivano probabilmente da parametri statistici determinati nell’Europa del Nord, non applicabili alla nostra realtà – e vanno rivisti in relazione alla situazione geolitologica e geochimica italiana''. A questo scopo, però, ''purtroppo mancano dice ancora l'accademico -  in Italia, solide conoscenze di base; manca una conoscenza estesa e capillare cioè un’adeguata carta del rischio geochimico. Questo rischio è silenzioso e subdolo, anche se è diffuso e continuo, e non attira l’attenzione. Ma – ripeto – di recente il rischio si è ripetutamente manifestato: per l’arsenico nelle acque potabili, ma anche per alti tenori di elementi chimici tossici rari come berillio, vanadio e cromo nei suoli. Che fa ora lo Stato? Poco – quasi nulla. Tanto per cominciare potrebbe chiarire la distinzione giuridica tra ambiente geochimicamente “anomalo” in quanto naturalmente contaminato e ambiente “inquinato” artificialmente e spesso dolosamente. Come si può pretendere di creare o conservare aziende e posti di lavoro in luoghi che forse, tra breve, dovranno essere evacuati perché dichiarati a rischio? Non sarebbe piuttosto auspicabile prevenire, così che tanti giovani laureati in discipline scientifiche possano trovare ora un impiego nel colmare le lacune conoscitive, anticipando così la soluzione dei problemi? L’ambiente, che costituisce un macro-settore economico a livello europeo, merita senz’altro attenzione e la merita tanto di più l’ambiente italiano quando il territorio a rischio potenziale è uno dei più interessanti d’Italia, anche dal punto di vista della tradizione culturale''.

 

 

 

 

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