Distretti minerari abbandonati rilasciano sostanze tossiche PDF Stampa E-mail
Scritto da Annibale Mottana   
Venerdì 22 Giugno 2012 17:48

Roma - Osserviamo altre tessere del nostro mosaico geologico: distretti minerari come la Sardegna, la Toscana meridionale, le Prealpi centro-orientali, ecc. ''Attualmente - spiega Annibale Mottana -  le miniere metallifere sono chiuse, spesso dopo anni di dure lotte con i lavoratori che non volevano perdere il posto di lavoro per il quale avevano sacrificato la loro salute. Ma -ironia della sorte -la chiusura delle miniere non ha eliminato il rischio sanitario e ambientale … anzi! A trent’anni dalla chiusura il problema è tornato ora prepotentemente alla ribalta. Una miniera, una volta abbandonata, deve essere messa in sicurezza. Non dubito che ciò fu fatto, a suo tempo, tanto più che l’ultimo ente gestore delle miniere era statale, ma i principi sui quali fu basata quella “sicurezza” hanno subito da allora una grande evoluzione in senso migliorativo (e restrittivo, quindi).

Inoltre, ho qualche perplessità su come lo stato della sicurezza sia stato poi monitorato e mantenuto sotto controllo. Chiudere una miniera non vuol dire solo sbarrarne gli accessi: vuol dire impedire che l’ambiente sotterraneo devastato dalla coltivazione mineraria venga in contatto con l’esterno. In particolare bisogna evitare la dispersione delle “acque” che, prima o poi, riempiono il sito minerario abbandonato. L’acqua, infatti, è un solvente e nella roccia, anche in quella da cui sono stati estratti con cura i metalli utili, rimane sempre una certa percentuale di minerali metallici che possono essere solubilizzati. Ecco allora che si formano soluzioni acide, sempre più acide, corrosive, perfino tossiche, che riempiono le gallerie in stato di abbandono e sono lasciate libere di fluirne fuori. Il risultato della mancata manutenzione è dunque la fuoriuscita di quelli che i tecnici chiamano “drenaggi acidi da miniera” e la loro dispersione su un’area che diventa via via più vasta. Trent’anni non bastano certo a un ecosistema per operare un auto-risanamento: gli studi più accreditati indicano che in 25 anni non si raggiunge neppure un aumento del pH delle acque da moderatamente acido a neutro.

 

 

 

 

 

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