La geologia in Italia è un mosaico con qualche tessera "scomposta" PDF Stampa E-mail
Scritto da Annibale Mottana   
Venerdì 22 Giugno 2012 18:31

Roma - Dai Colli Albani al Vesuvio, dal Marsili alle Alpi, passando per le faglie sismiche calabresi e per le miniere abbandonate in Sardegna e in Toscana, la relazione di apertura dell'Adunanza Generale Solenne dell'Accademia dei Lincei che si è celebrata stamattina a Roma alla presenza del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e di numerosi ministri. A Tenere la relazione l'accademico Annibale Mottana, che ha tenuto una ampia relazione sulla tormentata realta' geologica italiana e sulle sue conseguenze sociali e sanitarie. ''Dalla ricca Geodiversità del nostro paese - dice Montana - discende anche quel mosaico di scenari insediamenti e usanze, che fanno dell'Italia uno dei più affascinanti poli  d'attrattiva del mondo.

Come tutti i mosaici anche il nostro, di tanto in tanto, ha un frammento mal messo che si connette male con gli altri, crea difetti e si traduce in difficolta' e disagi per i suoi abitanti''. Le tessere del mosaico geologico italiano che sarebbero, nella metafora di Mottana, scomposta sono molteplici. Nel suo intervento l'accademico ha prima affrontato il rischio vulcanico.''Lo Stromboli e  l’Etna sono vulcani attivi e, a parte qualche sporadico fenomeno parossistico, non costituiscono un reale problema. Il Vesuvio e Vulcano, invece, sono vulcani quiescenti e costituiscono due problemi effettivi. Di Vulcano si sa abbastanza perché il cratere della Fossa e' sotto monitoraggio costante, ma cio' non ne riduce la pericolosita': nel caso di un suo risveglio - in una data per ora imprevedibile - non ci sono vie di fuga nell’isola e l’evacuazione sara' la sola soluzione possibile''.

 

 

 

 

 

 

Lincei: Mottana, se il Vesuvio dovesse eruttare ci sarebbero più morti del 1631

 

Roma - Quando il Vesuvio deciderà di dare avvio al suo prossimo ciclo eruttivo, dopo quello durato tre secoli dal 1631 al 1944, ''comincera' - spiega Annibale Mottana, dell'Accademia dei Lincei - con un’esplosione, non priva di un qualche preavviso, ma immensa e devastante''. Il tempo che sara' allora a disposizione degli abitanti per evacuare la zona di pericolo, spiega Mottana, ''e' stato variamente stimato o in centinaia di secondi (pessimisticamente) oppure in ore (ottimisticamente). In un caso o nell’altro bisogna dire senza tanti eufemismi che il mezzo milione di persone che abitano le pendici del Vesuvio sarà destinato in gran parte a perire. Ci saranno ben più dei 3000 morti del 1631' ''Di chi sara' - si chiede l'accademico - la colpa di queste morti? perché sono state costruite case in luoghi tanto pericolosi? perché la rete stradale è insufficiente a evacuare tutti gli abitanti? Saremo di fronte a un problema sociale immane e insolubile, a una situazione impensabile in un paese civile. Come hanno operato e operano, dunque, gli amministratori attuali e come opereranno in futuro? Tacciono e lasciano correre, quando non deliberano deroghe dalle norme di sicurezza o addirittura chiedono illeciti condoni per chi ha costruito nelle zone di rispetto, fidando sul fatto che gli esperti – i vulcanologi e i geofisici – indicano che il serbatoio magmatico è profondo e per il momento ancora tranquillo''.

 

 

 

 

 

Lincei: Colli Albani , Campi Flegrei e Marsili sono anche peggio del Vesuvio

 

Roma - Ma c’è di peggio rispetto al Vesuvio nel nostro paese, secondo l'accademico Annibale Mottana. ''Pensiamo ai Colli Albani- dice - a un passo da Roma, che sono vulcani inattivi  da alcuni millenni ma non estinti: saltuarie esalazioni di anidride carbonica ci avvisano che qualcosa sta maturando in profondita'!''.  ''Oppure pensiamo ai Campi Flegrei - aggiunge Mottana -  vicinissimi a Napoli, che hanno eruttato nel 1580 e che di tanto in tanto ancora segnalano la loro energia con assestamenti locali del suolo. Tutti questi indizi d’attività vulcanica al momento passano sotto silenzio, con la motivazione di evitare allarmi nelle popolazioni. E che dire poi del Marsili? Dubito addirittura che molti siano a conoscenza che sul fondale del Mar Tirreno, equidistante tra Campania, Calabria e Sicilia , si eleva un vulcano colossale, alto 3000 m e con la cima a 450 m sotto il livello del mare, che ha manifestato la sua attività ancora nel marzo del 2011. È un vulcano costruito in gran parte di rocce friabili che franano continuamente e che, in un crollo di massa, possono creare un pauroso maremoto esteso dal Lazio alla Sicilia. Con quali conseguenze? Una tale previsione è scientificamente impossibile: sappiamo bene che ci furono maremoti nel Tirreno, purtroppo, ma quanto sappiamo di scientificamente documentato risale ancora al caso di Messina del 1908: allora i morti furono più di 80.000.

 

 

 

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