Esa, Italia prima al mondo per valutazioni rischio sismico da satellite PDF Stampa E-mail
Scritto da Stefano Pisani   
Mercoledì 30 Giugno 2010 11:15

Bergen - L'Italia e' la prima al mondo a usare i satelliti per valutare il rischio sismico. Il progetto SIGRIS (SIstema di osservazione spaziale per la Gestione del RIschio Sismico) dell'INGV (Istituto Nazionale Geofisica e Vulcanologia), che e' stato supportato dalle osservazioni dei satelliti ENVISAT dell'ESA e COSMOSkyMED dell'ASI, ha presentato i suoi ottimi risultati durante il Simposio Living Planet dell'ESA (Agenzia Spaziale Europea) che si sta tenendo a Bergen, in Norvegia.
Finanziato dall'ASI (Agenzia Spaziale Italiana) nel 2007, il progetto vede coinvolte diverse realta' scientifiche fra cui, appunto, l'INGV e l'IREA (Istituto per il Rilevamento Elettromagnetico per l'Ambiente) del CNR di Napoli.
''L'obiettivo del progetto – ha spiegato il responsabile, il geologo Stefano Salvi dell'INGV – e' creare un sistema informativo integrato che utilizzi i dati satellitari e ottici, per supportare la Protezione Civile Nazionale, in tutte le fasi di gestione del rischio sismico, arrivando ad ottenere dei prodotti che siano utilizzati nella gestione del rischio sismico, non solo nelle situazioni critiche ma anche nella fase di valutazione della pericolosità sismica''. Si tratta, come gia' detto, del primo progetto a livello mondiale che ha dimostrato che il dato da satellite puo' essere usato con successo per la valutazione del rischio sismico.
L'investimento ASI e' stato di 3,7 milioni di euro, e il 'destinatario' del progetto e', sostanzialmente, la Protezione Civile. Gli studi collegati al progetto SIGRIS serviranno per realizzare mappe di pericolosita' attraverso la stima di quella che gli scienziati chiamano 'accelerazione di picco'.
''Durante l'evento sismico – ha continuato Salvi - si produce un'accelerazione del suolo, che viene stimata relativamente su un lungo periodo e in base a questa vengono stabilite delle categorie di pericolosita' del luogo interessato. In questo modo si costruiscono poi le mappe del rischio, che sono periodicamente aggiornate e che sono fondamentali, ad esempio, per le costruzioni edili''.
Un ruolo fondamentale, in questa metodologia, e' svolto dai satelliti. Ad inviare le loro osservazioni sono il satellite ENVISAT dell'ESA e, soprattutto, il programma COSMO-SkyMed dell'ASI, una costellazione di quattro satelliti il primo dei quali e' stato lanciato nel giugno di tre anni fa. Alle osservazioni satellitari si unisce poi la tecnica SBAS (Small Baeline Subset), sviluppata dall'IREA del CNR di Napoli. ''In questo modo si analizzano le deformazioni del suolo, e la tecnica, in particolare, consente di seguire l'evoluzione di queste deformazioni, come in una sorta di film'', ha detto Salvi. ''Conoscendo i movimenti del suolo siamo in grado di ricostruire l'intero fenomeno fino alle sue radici, e di arrivare alla definizione della faglia che puo' provocare successivi terremoti'', ha aggiunto. Il gruppo di ricerca ha messo alla prova il sistema SIGRIS in due casi di terremoto particolarmente noti: quello dello Stretto di Messina del 1908 e quello, recentissimo, de L'Aquila, riuscendo a ricostruire la faglia di quest'ultimo gia' pochi mesi dopo l'evento sismico.
Nel caso del terremoto di Messina, gli scienziati non sono ancora concordi su quale sia stata l'effettiva origine. L'analisi delle deformazioni del suolo sullo Stretto di Messina ha 'raccontato' i movimenti legati all'accumulo d'energia lungo le faglie presenti in quella zona.
''Abbiamo misurato i movimenti del suolo, rilevando qualche millimetro di spostamento all'anno – ha continuato Salvi – abbiamo visto, per esempio, che la parte meridionale della punta della Calabria tende a salire, e quella settentrionale tende a scendere. In corrispondenza delle saline ioniche scende molto. Utilizzando i nostri modelli e simulazioni abbiamo visto che la deformazione del suolo che si sta attualmente registrando può essere spiegata da una faglia che accumula energia. E sembra che questa faglia sia molto simile a quella generalmente individuata dai ricercatori come protagonista del sisma del 1908. Pare, insomma, che proprio quella faglia si stia 'ricaricando' e, a seconda della velocita' con cui si ricarica, fra alcune centinaia di anni potrebbe verificarsi un altro sisma. Finora, comunque, questi risultati ci servono per valutare la pericolosita' sismica dell'area''.
Il sistema SIGRIS, nel pieno della sua operativita', dovrebbe svolgere un ruolo di sorveglianza e di monitoraggio delle conseguenze dell'evento sismico, oltre che di analisi del sisma in se'. Quando si verifica un terremoto, la sala sismica dell'INGV viene allertata dai sistemi di localizzazione. Da li', parte la richiesta alle agenzie spaziali che forniscono i dati satellitari che l'INGV acquisisce per generare le sue mappe.
''Nel caso de L'Aquila - ha sottolineato Salvi - abbiamo realizzato mappe di danno gia' pochissimi giorni dopo il terremoto, grazie alle osservazioni di COSMOSkymed e di ENVISAT. Poi il nostro sistema ha prodotto una serie di ipotesi di faglia che potessero spiegare i movimenti registrati e siamo pervenuti all'individuazione della posizione esatta della faglia''. L'integrazione con i dati del satellite e' stata fondamentale per determinare la faglia, che e' impossibile da riconoscere con certezza, a priori, nota solo, ad esempio, la posizione dell'ipocentro.
''Studiando la zona del terremoto de L'Aquila - ha aggiunto Salvi - abbiamo inoltre capito che la stessa faglia che ha agito l'aprile dello scorso anno aveva provocato in passato almeno altri cinque eventi sismici, il più recente dei quali risalente probabilmente al 1700. Nel giro di pochi giorni di studio il sistema aveva già prodotto diversi modelli della sorgente sismica''.
In particolare, e' il satellite tutto italiano COSMOSkyMed dell'ASI a rivelarsi particolarmente utile, sia per la frequenza delle sue osservazioni dall'alto, sia per il suo dettaglio (arriva fino a 5 metri di definizione contro gli 80 di Envisat). ''L'unico limite di COSMOSkyMed – ha precisato Salvi – e' che per il terremoto de L'Aquila non esisteva un archivio di informazioni precedenti. In caso di evento sismico, ovviamente, dovrebbero essere a disposizione parecchie immagini della situazione precedente l'evento'.
Il progetto ha rappresentato una sorta di banco di prova, uno 'studio di fattibilita'' che si sta concludendo con risultati convincenti e che ''meriterebbe di avere un seguito. Il sistema, inoltre, avrebbe costi di gestione sostenibilissimi, intorno ai 500 mila euro all'anno. Si tratta ora di attendere le decisioni che verranno fuori dal confronto di tutti i soggetti coinvolti, dalla Protezione Civile, all'ASI, all'INGV'', ha concluso Salvi.

 

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